Bella recensione di Rifrazione Fantasma sul Quotidiano di Puglia
Simone Angelini, “Rifrazione fantasma”, Coconino Press
Un cittadino chiamato Lomuncolo esce dal carcere dopo aver scontato una pena detentiva di dieci anni; fuori, il mondo è molto cambiato. Le persone sono ancora più iperconnesse e sorvegliate da dispositivi elettronici dall’esplicita forma oculare; il linguaggio verbale è molto controllato e a ogni parola offensiva si viene sanzionati con una sottrazione di crediti, che nel frattempo hanno sostituito il denaro.
La visione apocalittica di Simone Angelini, prolifico fumettista abruzzese quarantacinquenne, è debitrice di tanta fantascienza che ha probabilmente in Robert A. Heinlein il maggiore punto di riferimento. Se in “Straniero in terra straniera”, il capolavoro di Heinlein, il protagonista era cresciuto su Marte e doveva cercare di integrarsi sulla Terra, diventando infine un idolatrato messia, in “Rifrazione fantasma” Lomuncolo è uno straniero nella propria nazione che parte dal basso e diventa inaspettatamente “uomo dell’anno”. In tutti e due i casi, gli autori propongono una visione iperbolica, brutalmente intensificata del presente, intercettando le paure e le domande che tutti si pongono: cosa resterà di umano? Saremo sostituiti dalle macchine? Ci potremo esprimere liberamente o saremo irregimentati da un codice etico pervasivo?
Come Heinlein, Angelini non teme certamente di alzare il livello della critica, condividendo in tal senso il radicalismo e l’inventiva di “Rankxerox”, il capolavoro di Stefano Tamburini, anche se stilisticamente in “Rifrazione fantasma” c’è qualcosa di Altan: a livello visivo, infatti, dominano piatte campiture a colori iperreali, e corpi cartooneschi dalle chiome ondulate. Più di 250 tavole, un gran numero di personaggi, tanta carne al fuoco per dire, in fondo, che l’unica risposta alla visibilità perenne del panottico foucaultiano è l’invisibilità: d’altra parte il compito della fantascienza (e dell’arte in generale) non è certo dare risposte, ma costruire visioni problematiche e conflittuali in cui tentare, con un certo timore rivelatorio, di riconoscerci.
