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03 agosto 2020

sPAZio fumetto al MAT

Quattro anni fa fui coinvolto nella mostra temporanea Buon Compleanno, Paz! tenutasi presso il MAT – Museo dell’Alto Tavoliere di San Severo (FG). Raccontai tutto qui.
Da pochissimo, l’arte dedicata ad Andrea Pazienza ha uno spazio tutto suo all’interno del museo.
Si chiama Spazio Fumetto ed è stato inaugurato martedì 28 luglio 2020 con accesso solo su prenotazione, telefonando al numero 0882.339611 o via email all’indirizzo mat.sansevero@comune.san-severo.fg.it




All’interno della mostra dedicata ad Andrea Pazienza sarà possibile ammirare più di sessanta omaggi da parte di grandi nomi del fumetto e dell’illustrazione.

Fra i nomi coinvolti: Simone Angelini, Stefano Antonucci, Onofrio Catacchio, Marco Dambrosio Makkox, Gian Marco De Francisco, Giulio De Vita, Andrea Dentuto, Luca Genovese, Sergio Gerasi, Davide La Rosa, Fabrizio Malerba, Milo Manara, Nicola Mari, Alberto Ponticelli, Pasquale Qualano, Giuseppe Sansone, Giorgio Santucci, Domenico Sicolo, Guido Silvestri Silver, Davide Toffolo, Walter Trono, Lele Vianello, Sebastiano Vilella, Vincino, Silvia Ziche.

Inoltre nel mese di Settembre sarà disponibile il catalogo della mostra edito da LineArte. Al suo interno troveremo contributi del fumettista Makkox, dello storico dell’arte Puca Jeronimo Rojas Beccaglia, del sindaco Miglio, e con scritti dei curatori della mostra del 2016, Antonello Vigliaroli, operatore culturale, ed Elena Antonacci, direttrice del MAT. Nel catalogo saranno presenti anche le illustrazioni di Max Frezzato, Vittorio Giardino, Corrado Mastantuono e Sergio Ponchione.


Spazio Fumetto nasce con l’intento di creare un’area espositiva all’interno del museo  strettamente legata alle attività del centro di documentazione Splash Archivio ‘Andrea Pazienza’, sezione del MAT attiva dal 2015 nella promozione e nella divulgazione del medium fumetto attraverso visite guidate, approfondimenti tematici, laboratori didattici, corsi di disegno, incontri e workshop con autori, mostre, collaborazioni con fiere del fumetto e manifestazioni culturali, su tutto il territorio nazionale.”

“Il nuovo spazio espositivo è destinato sia a ospitare in modo permanente i disegni donati al MAT dagli autori partecipanti alla mostra collettiva ‘Buon Compleanno Paz!’ (MAT, San Severo, 22 maggio – 20 novembre 2016), sia come area per mostre temporanee personali e collettive legate al mondo del fumetto e dell’illustrazione”.


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15 giugno 2018

Andrea Pazienza e gli anni Pescaresi

Tratto da TuttoPazienza n.13 "Convergenze"
(laRepubblica/l'Espresso Agosto 2016)


Pescara tra
arte, musica e rivoluzioni.

Guido Piovene negli anni Cinquanta nel suo Viaggio in Italia descrive Pescara come una città ribollente, confusa, che manca di un vero centro, una città che può espandersi senza limite. La descrizione è perfetta per raccontare dinamiche che son rimaste identiche per quasi settant’anni. Una potenzialità mai esplosa, continuamente assopita in una infinita siesta regia. Tutto ciò che gravita al di fuori dell’asse culturale Casa Natale di Gabriele D’Annunzio/Stadio Adriatico viene da sempre ignorato, dimenticato o nella migliore delle ipotesi rispolverato nei momenti propizi. Non a caso lo stesso Paz, pochi anni dopo essersi trasferito a Bologna, scrive: “A Pescara, dopo un poco mi dimenticano (mi avranno davvero dimenticato?)”.
Ma è da un’altra esternazione di Andrea Pazienza che voglio partire, una dichiarazione d’amore. Il 10 maggio 1975, il giorno dopo l’inaugurazione della sua prima personale nella Galleria D’Arte Convergenze di Pescara, scrive così alla sua fidanzatina di allora: “Spero tu abbia capito cosa significhi per me Pescara ed in cosa identifichi il mio ambiente, è meraviglioso e complesso e completamente imparagonabile a nessun altro, e fatto da immagini e frasi sconnesse, ma vitali, di istanti folli e irripetibili, di cinismo e di magia, di pettegolezzi, di lazzi e ubriachezze moleste, di sogni, di guerre e meravigliosi ritrovarsi, e di cultura a tutti i livelli, e di aerei e di armi, e di rivolte mai sopite. Ieri, era, o avrebbe dovuto essere il mio giorno…”. In queste parole ritrovo un’atmosfera che io, da fumettista che vive in questa città ed è nato negli anni Ottanta, ho sempre e solo sognato. È la conferma che se capiti nel posto giusto al momento giusto, tutti i tasselli si incastrano alla perfezione e puoi trovare la tua oasi anche nel deserto.
Ma com’era Pescara negli anni Settanta? Per questo viaggio nel tempo mi aiuterà l’artista Albano Paolinelli, professore di Pazienza al Liceo Artistico Misticoni di Pescara.
Paz e Paolinelli

Davanti a un buon prosecco Albano mi catapulta immediatamente nel ventennio del dopoguerra, il boom economico, la nascita delle prime gallerie in città come la Verrocchio o Arte D’oggi già aperte all’arte informale, le riviste Il Segno e Quest’Arte e successivamente le gallerie G3 del trio Di Blasio, Summa, Spalletti, la Pieroni/Coen e la Nuova Dimensione di Cesare Manzo. Da qualche anno era stato istituito a Francavilla il Premio Michetti, riconoscimento nazionale molto ambito (a cui partecipò anche Pazienza con “La strana guerra del Sign. Rossi” incoraggiato dai suoi insegnanti), e nella regione spuntavano altre iniziative e luoghi espositivi, come la Alternative Attuali de L’Aquila dove vennero ospitati artisti come Burri, Rotella, Scialoia e Ceroli. Pian piano questo fermento cominciò ad avere una risonanza al di fuori dell’Abruzzo, grazie anche alle strette collaborazioni con la Capitale, come nel caso della galleria romana La Tartaruga dell’abruzzese De Marchi, per la quale lo stesso Paolinelli svolgeva il ruolo di corrispondente e trait d’union con Pescara. Questa formidabile concatenazione di iniziative, luoghi e umanità stava dando vita in quel momento alla Provincial Art, e Pescara divenne uno degli avamposti di frontiera dell’arte nazionale.
Nella Galleria Nuova Dimensione di Cesare Manzo gravitavano i Magnifici Sette della nostra storia: Albano Paolinelli, Sandro Visca, Angelo Colangelo, Dino Colalongo, Elio Di Blasio, Peppino D’Emilio e Alfredo Del Greco che oltre ad esser artisti erano accomunati anche nell’essere tutti parte del corpo docenti del Liceo Artistico di Pescara, riuniti dal preside-manager Misticoni, con proverbiale lungimiranza.Dimmi Albano: “Era il 1970, ero in una riunione studentesca al cinema-teatro San Marco, c’era questo spilungone con la erre moscia che sparava cazzate al microfono, era Andrea al suo primo anno di liceo, non era ancora un mio studente, l’avrei perso di vista e ritrovato al terzo anno, perché decise di tornarsene un anno a Foggia. Inizialmente la città non ebbe un bell’impatto su di lui, erano i tempi del Collegio dei Gesuiti, del forte legame con gli altri studenti pugliesi fuorisede, allo stesso tempo però iniziò anche l’amicizia con uno studente abruzzese un po’ più grande di lui, Tanino Liberatore”.
Liberatore e Paz

Due anni dopo, quando Pazienza tornò a Pescara per studiare, ne rimase felicemente invischiato. Avere dei professori, Paolinelli e Visca, al tempo stesso promotori e artisti di una realtà come la Provincial Art non poteva che incidere in maniera dirompente sulla sua formazione. Un legame ribadito in una tavola della quarta puntata di Pentothal: “…vennero due agenti della Ricotta e uno di loro mi chiese se ero Pentothal, della scuola di Paolinelli e Visca.”
A differenza di Sandro Visca, ritratto in centinaia di disegni e in diverse storie, Paz non ha mai rappresentato Paolinelli se non in una tavola inizialmente inedita di Pentothal dove è al bancone di un bar con un impermeabile di plastica. “Mi rappresentò di spalle, aveva grandi difficoltà a trasformare il mio volto in caricatura.”
L’incapacità per Paz di disegnare e raccontare Paolinelli nei suoi fumetti colpisce abbastanza, se pensiamo a quanto l'artista abbia attinto dai suoi trascorsi pescaresi. Un’infinità di suggestioni, di atmosfere, di scorci e personaggi che ritornano nelle sue opere, come l’amico Mariolino Penitente, quello con la macchiolina sull’occhio (Pacco e Pompeo), il passaggio a livello di Via Vittorio Veneto (Notte di Carnevale), il compianto Vladimiro De Sanctis, segretario dei Marxisti Leninisti (Pentothal), Chieti Scalo (ancora Pentothal), la panchina sul lungo mare dove siede con i suoi rimorsi il figlio terrorista del politico Donat-Cattin (vignetta pubblicata su Il Male) insieme a tanti altri.
Ricorda Albano: “Era sorprendente la sua capacità nel rendere caricatura le persone che gli giravano intorno. Un giorno tirò fuori in aula una grande foglio dove aveva rappresentato tutte le sue insegnanti e compagne di classe in un bordello. Il foglio girò in maniera clandestina nel liceo. Credo invece che la sua prima storia a fumetti fu Don Viscotte della Mancia con protagonisti Sandro Visca e Dino Colalongo nei panni di Sancho Panza”.



Solo 12 anni di età distanziavano Andrea dal suo professore di ornato disegnato al terzo e quarto anno di Liceo Artistico, e fu naturale per i due instaurare un rapporto di amicizia. “Non all’inizio. Le sue capacità fuori scala, evidenti, lo portavano a riempire il foglio in maniera eccessiva. Questo suo modo di concepire la composizione instaurò tra di noi, i primi tempi, un rapporto conflittuale. Tentavo in continuazione di fargli capire l’importanza degli spazi vuoti nell’arte. Un giorno se la rideva in classe, io lo lasciai fare ignorandolo finché lui stesso mi chiese di indagare sul motivo di quella sua ilarità. Così dopo la lezione lo presi in disparte per avere spiegazioni. Non aspettava altro. Iniziò a raccontare con la sua impeccabile proprietà di linguaggio il viaggio che aveva fatto da Pescara a San Severo, facendomi apparire davanti, con dovizia di particolari, tutte le persone che aveva incontrato sul cammino, fino a confessarmi che rientrato nella sua camera da letto si era soffermato a pensare.”
A cosa?
“A tutte le cazzate della mia lezione sullo spazio.”
Col passare del tempo il legame tra i due divenne sempre più forte. Andrea, che a Pescara ricordiamolo viveva già da solo nonostante fosse poco più che un ragazzino, era spesso ospite della famiglia Paolinelli e Albano, con cui condivise tantissime esperienze, ne divenne amico e confidente, quasi una figura paterna. Continuano i ricordi: “Ci sentivamo spesso anche quando lasciò Pescara. Gli consigliai di non perdersi in pubblicazioni con editori di basso profilo, di puntare direttamente in alto. Fu così che finì nella redazione di Alter alter con la sua cartella di fumetti che inizialmente gli furono rifiutati. Conoscendo le dinamiche editoriali e la quantità di nuovo materiale che sono costretti a visionare consigliai ad Andrea di non demordere, di riprovarci e di rovesciare accidentalmente i fogli addosso a Fulvia Serra. Non avrebbe potuto ignorare la bellezza che gli si sarebbe parata davanti agli occhi. E sembra che più o meno sia andata così, per la pubblicazione della prima puntata di Pentothal e di quel capolavoro successivo che è Armi”. Andrea decise di regalare proprio ad Albano le prime tavole a colori di Armi, un modo per esprimere la sua gratitudine “Ti devo ringraziare per tutto quello che mi hai dato.”
C’è ancora molta Pescara nell’autobiografia con cui Pazienza si presenta ai lettori di Alter alter al momento del suo esordio: “Nel '70 (o molto prima ?) apre a Pescara una galleria d'arte il cui tenutario è completamente pazzo. Si chiama Nuova Dimensione, e la bazzico. Chiude nel '72 (questo lo so per certo). Parte degli artisti senza tetto si riunisce e apre di lì a poco l'ormai leggendaria Convergenze.”
La nascita di Convergenze, nel 1973, fu una vera svolta. I Magnifici Sette allargarono i propri ranghi con l’ingresso di Franco Summa e Ilvi Capanna e delle giovani promesse Piergiorgio D’Angelo e Andrea Pazienza. Lo scopo era quello di trasformare la città di Pescara attraverso l’arte. A guidare il manipolo di artisti era Peppino D’Emilio, un vero e proprio credente dal punto di vista artistico. Non passa inosservata, col senno di poi, la sua incredibile somiglianza fisica con il personaggio di Zanardi. 
Paz, Paolinelli, Visca e D'Emilio (Convergenze 1973)

Dopo un inizio in salita, senza liquidità se non quelle sottratte agli stipendi da insegnanti, grazie all’intervento di alcuni imprenditori Convergenze aprì una sede in Via de Amicis (in quegli stessi spazi dove oggi troneggia un centro fitness per anziani), non una semplice Galleria ma un progetto di sviluppo della città che mirava all'investimento nella creatività, nella cultura e nella formazione per favorire la crescita del territorio.
Pazienza in realtà era già frequentatore di Nuova Dimensione, ma con Convergenze iniziò ad infilare le mani in maniera concreta nella Provincial Art. “La Galleria era il centro del nostro mondo”, racconta Albano, “Andrea l’aveva ribattezzata Concertenze perché in quegli anni non era solo luogo per le arti visive ma vi si svolgevano diverse attività, tra queste la sezione di musica diretta dal professor Ugo Fusco del Conservatorio di Pescara. Si passava dal teatro alle letture, il nostro obiettivo era produrre cultura e venderla”. Pochi anni prima era nato il Pescara Jazz, un festival internazionale spuntato ancor prima di Umbria Jazz, che aveva portato in città oltre a un giovanissimo Keith Jarret e ad altri grandissimi musicisti anche una nuova consapevolezza di crescita culturale, andandosi ad affiancare all’azione già messa in atto dalla Provincial Art nel rendere Pescara una città all’avanguardia. Andrea Pazienza con il gruppo di Convergenze instaurò un rapporto stretto con il festival fatto di collaborazioni che sfociarono in locandine d’artista e altre iniziative. E sempre Andrea a descrivere le attività che si svolgevano a Convergenze in questo modo: “Si fa tutto il possibile dall'happening alla grossa rassegna, dai concettuali ai comportamentisti, dai film in 16 o super 8 alla Body Art, dai concerti ai veri e propri festivals, eccetera. C'è aria conviviale, da allegro seminario”.
Negli stessi anni in città alle manifestazioni operaie si erano affiancate le contestazioni studentesche iniziate con l’occupazione dell’Università di Economia e Commercio. Il primo ad unirsi fu il liceo artistico seguito poi da professori e studenti della facoltà di architettura. La città era un continuo ribollire, cosa che si andava a sposare perfettamente con lo spirito di Convergenze.
“L’Ultimo atto del gruppo è del 1975” ricorda Paolinelli con sguardo fiero “Eravamo stati invitati ad esporre in una collettiva dei nostri lavori, cosa che andava in antitesi con la nostra idea di voler rendere l’arte partecipativa e formativa per la città. Cosa ribadita anche in seguito da Andrea, l’arte per tutti non solo per il ricco medico che la chiude in cassaforte. In poche parole non avevamo nessuna intenzione di appendere dei lavori alle pareti. L’idea che proposi fu quella di realizzare l’operazione Cavallo di Troia, prendere lo spazio concessoci esternando al tempo stesso il nostro disappunto. Il risultato fu l’esposizione del manifesto d’intenti della nostra iniziativa replicato per ogni spazio a disposizione. Questo gesto fece saltare tutte le teste dell’Ente Manifestazioni di allora.” E se la ride ancora sotto i baffi il caro Albano. 
Nel 1976, il gruppo di Convergenze si scioglie più o meno per gli stessi motivi che animavano i loro intenti artistici, anche la Galleria, chiusa e circoscritta era divenuta d’intralcio. L’incubazione era stata compiuta ed ognuno di loro era proiettato verso nuove dimensioni, come Franco Summa che applicava i suoi colori direttamente sulle città o Andrea Pazienza, che da un anno era già a Bologna per frequentare il Dams e aveva trovato definitivamente il mezzo perfetto per esprimere la sua creatività e poter arrivare a tutti: Il Fumetto.

(© copyright - testo: Simone Angelini - foto: aventi diritto)

Leggi anche: I 60 anni di Andrea Pazienza 1956 - 2016



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Con i professori Paolinelli e Visca


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08 maggio 2016

I 60 anni di Andrea Pazienza

Il 23 maggio di quest'anno Andrea Pazienza avrebbe compiuto 60 anni e in tutta Italia ci saranno iniziative per celebrarne il genio con intenti e ricerche differenti.


Da pochi giorni è attivo il sito ufficiale www.andreapazienza.it  dove poter approfondire la vita, le opere e tanto altro. Dagli esordi fino a "Frigidaire", inclusi quadri e illustrazioni per il cinema, la moda e il teatro.





Dal 23 aprile al 10 luglio  parte della Biennale del disegno di Rimini è dedicata a Paz
Ci saranno anche due iniziative che mi vedono coinvolto tra Puglia e Abruzzo


La prima è organizzata al Museo Dell'Alto Tavoliere di San Severo e dallo Splash! Archivio Andrea Pazienza.
60 fumettisti per Paz per celebrarne personaggi e immaginario.
Più info qui


Di seguito piccolo spoiler del mio contributo a Stella e strisce e sontuoso invito cartaceo, come dire di no?





Invece a Pescara per "il giorno prima" (22 maggio) ci sarà la PazFest(A) che tenterà di coinvolgere la cittadinanza con iniziative extra fumetto partorite dalla mente di Paolo Ferri e supportate dal Comune e Assessorato alla Cultura della Città. Più info qui

Mi è stato chiesto di realizzare un manifesto a tema ed ho preso la palla al balzo per capire meglio il rapporto tra Città e Autore e se approfondendo questo rapporto sarei riuscito a trovare gli stimoli giusti per proseguire.

Son partito dalla famosa vignetta del passaggio a livello della storia "Notte di Carnevale" e la successiva dove Zanardi esclama "Sembra... Pescara".
Pazienza la descrisse in questo modo: "[...] il passaggio a livello esiste, esiste davvero in via Vittorio Veneto a Pescara, almeno esisteva fino a dieci anni fa" (Zanardi Edizione critica 1998 Baldini&Castoldi).


Trovata la via, e posizionandomi più o meno dallo stesso punto di vista di Paz ho cercato di rappresentare la trasformazione subita da quello scorcio, come simbolo di trasformazione della città intera.


Questa piccola ricerca mi ha permesso di capire in maniera del tutto intuitiva che il muro sulla sinistra della scena in questione potrebbe essere lo stesso muro che cinge l'Istituto Ravasco di Pescara in viale Bovio, luogo fino ad allora a me noto solamente per i campi da calcetto contigui, ma con molta probabilità per Paz scenario della "profanazione" del Collegio nella storia "Notte di Carnevale".

Oppure unì l'involucro del Ravasco ad altro.
"[...] Dai ricordi emergeva anche il collegio dei Gesuiti dove Andrea Pazienza fu ospite durante il primo anno di liceo assieme a Tanino Liberatore." (Zanardi Edizione critica 1998 Baldini&Castoldi).
Questa affermazione mi ha creato qualche emozione, la Scuola Media Statale che ho frequentato aveva stanze in affitto li, oppure era il complesso vicino che puntualmente con i miei amici "profanavo" scavalcandone le mura?

Con questo secondo indizio ho capito definitivamente che nonostante abbia tentato per 30 e passa anni di starne alla larga, il buon Paz alla fine mi ha dato un bel coppino dietro la testa lasciandomi tramortito.
Da ora in poi le ombre nere di Zanna, Pietra e Colas mi faranno compagnia per le vie di questa piccola e insensata città di provincia.

Tanti auguri Paz, ciao!

Leggi anche: Andrea Pazienza e gli anni Pescaresi